L’Odissea del fuori sede

3 min di lettura

Hai un lavoro, una fideiussione e puoi garantire di restare almeno 18 mesi? Ah, lascia perdere, non prendiamo né studenti né coppie, cerca altrove.

Sono soltanto alcuni esempi delle richieste fatte dai locatori italiani a chi cerca un affitto in questi ultimi mesi. Un mercato, quello delle abitazioni in affitto, che dal post Covid è letteralmente impazzito. Se il periodo pandemico aveva reso i prezzi delle case abbordabili, nel post Covid-19 invece, la ricerca di una casa, in particolare nelle grandi città, si è dimostrata uno sforzo al limite della follia per le decine di migliaia di studenti o lavoratori fuori sede. Come riporta immobiliare.it: “Ad Agosto 2022 per gli immobili residenziali in affitto sono stati richiesti in media € 12,15 al mese per metro quadro, con un aumento del 7,52% rispetto a Agosto 2021 (€ 11,30 mensili al mq). Negli ultimi 2 anni, il prezzo medio in Italia ha raggiunto il suo massimo nel mese di Agosto 2022, con un valore di € 12,15 al metro quadro.”.

Fonte immobiliare.it

E facendo un po’ di ricerca nei più importanti siti di ricerca per stanze singole o doppie, monolocali e abitazioni si può facilmente riscontare un aumento generalizzato, e spesso solo a fini speculativi, dei prezzi. Si prenda ad esempio la città di Milano, la metropoli d’Italia, dove ogni anno centinaia di migliaia di studenti o lavoratori fuori sede fanno la loro comparsa. Sono oltre 190.000 gli studenti iscritti alle facoltà residenti in Milano: un numero di studenti universitari di poco inferiore a quelli di Parigi. La situazione meneghina è sconvolgente: si è arrivati a toccare punte di ottocento euro mensili non comprensivi di utenze per delle camere singole a volte ridotte a veri e propri loculi. La Repubblica aveva poco tempo fa parlato dell’argomento, riportando anche dei dati tragici nazionali: “Allarme alloggi per gli universitari, la richiesta sale del 75% mentre l’offerta cala dell’8%. E rispetto al 2021 il prezzo medio di una stanza singola è di 465 euro, +9,3%”.

Per questo oggi la rabbia tra chi ricerca un alloggio a Milano è alle stelle. Basta fare un giro nei diversi gruppi social di affitti dove gli utenti non solo segnalano disagi sull’impossibilità di trovare letteralmente un “buco dove stare”, ma si sbranano tra di loro per essere segnalati come i primi interessati a delle offerte che, se va bene sono care arrabbiate o in condivisione, mentre se va male sono in realtà degli annunci falsi. E via di nuovo tutto daccapo, magari su un nuovo sito o forum. “Sono veramente sconcertato dalla situazione di estrema indisponibilità di appartamenti e stanze che quest’anno si è creata in città – scrive Giacomo V. sul gruppo Facebook “Case/Stanze in affitto a Roma” -. Noi, studenti e non turisti, che dobbiamo iniziare l’università tra meno di una settimana, che cosa dovremmo fare per riuscire a reperire un maledetto buco in cui studiare e dormire?“.

Quella di un alloggio è diventata una ricerca continua che costringe l’utente a rimanere sintonizzato giorno e notte su una decina di siti diversi per poter sperare di vedere un nuovo annuncio. Giorni e giorni, e sempre più spesso settimane e settimane, se non mesi, spesi a cercare quello che sino a poco tempo si trovava con relativa facilità. E per questo c’è addirittura chi ha optato per studiare altrove, alimentando così quella divisione interna tra centro/periferia, Sud/ Nord, ricchi e poveri, che impedisce all’Italia di diventare un Paese davvero coeso. Chi invece non si arrende di fronte a una politica indifferente verso i giovani allarga i filtri di ricerca: se si partiva con singola, ci si adatta alla doppia; se si cercava di evitare zone non raccomandabili, si accetta di non dover tornare tardi alla sera e stare nell’abitazione il meno possibile; se l’arredamento era necessario, ora diventa un optional. E quando, con grande stupore, si arriva ad agganciare il locatore, parte la fase delle richieste fuori dal mondo, dove l’imbarazzo per chi ascolta si tramuta subito in indignazione.

Si parte dai contratti, buste paga, fideiussioni bancarie e garanzie di ogni sorta, accompagnate da preavvisi lunghi per te e brevi per chi affitta, no coppie, solo coppie, no uomini, no cani, si gatti, fumo dipende. Da subito, fra un mese, quando l’inquilino me lo dice, chissà. Tre mesi di caparra, affitto anticipato, agenzia al 12, 13, 15% di commissione. Un elenco che non trova fine, e per il quale non si può mai essere pronti totalmente. Qualcosa di nuovo può sempre uscire fuori, tutto è lasciato alla fantasia del locatore e alla sua sete. E se non hai tutte le risposte pronte e disponibili, in pochi minuti hai perso il posto in fila e ci sentiamo alla prossima…

E qui si aggiunge un altro problema: l’impossibilità di riflettere sulla proposta. Se si ha la fortuna di ottenere una visita o scatta il sì immediato o di nuovo hai perso il posto. Come si può prendere la decisione su dove vivrai e passerai la maggior parte del tuo tempo per anni in 30 minuti? Semplicemente non si può e nei casi di disperazione per tempistiche strette personali si dice di sì subito, scommettendo che non ci siano problemi logistici strutturali nella casa, o che il vicinato sia tranquillo o che la zona di sera non sia poco raccomandabile, ecc. Insomma, un contratto quasi alla cieca.

E si arriva così sfiniti alla fine di questa epopea, con finalmente un contratto in mano e migliaia di euro di caparra, anticipo e canoni di agenzia volati in un sol momento.

La riflessione è lapalissiana. Può esistere una situazione di disagio del genere nel 2022 in un paese occidentale? Ed è vero, le dinamiche della domanda e dell’offerta non si possono aggrappare al ricercare prezzi calmierati per risolvere il problema degli affitti a Milano, anche se qualcosa potrebbe essere fatto. I comuni, le regioni, lo Stato centrale stesso non possono abbandonare a loro stessi dei cittadini che si sfibrano per trovare un “buco dove dormire” per lavorare o addirittura studiare. Trovare una soluzione anche transitoria per rendere meno oneroso il prezzo della vita per gli studenti nelle grandi città è indispensabile per aiutare l’istruzione. Si è fatto molto sull’acquisto della casa per gli Under 36, ma senza prima poter studiare o lavorare là dove un titolo di studio può essere speso con profitto, chi mai potrà permettersi un mutuo? Per fare un albero occorre piantare un seme: un concetto, questo, semplice per tutti tranne per chi giovane non è più.

Purtroppo, la calca che accompagna la ricerca di un alloggio sono all’ordine del giorno e non possono appartenere ad un paese civile. Il nuovo governo non si dimentichi dei fuori sede e faccia qualcosa per aiutare chi o studiando o lavorando contribuisce alla ricchezza della nostra nazione presente e futura; altrimenti chi fermerà l’emorragia verso l’estero?

Di Roberto Biondini e Claudio Dolci

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